Ci sono luoghi che non si limitano a vendere un prodotto, ma che custodiscono e tramandano una storia, un’identità, un’emozione collettiva. La Gelateria Savoia è uno di questi.
A Verona, dire “andiamo da Savoia” significa entrare in un tempo sospeso, dove ogni cucchiaiata ha il sapore dell’infanzia, della festa, della tradizione che sa sempre reinventarsi.
Tutto ebbe inizio nel 1939, sotto l’orologio della Bra, quando Luigia Savoia e Vittorio Bonvicini decisero di aprire le porte della loro gelateria artigianale. Era un piccolo locale, ma dentro vi fermentava una grande idea: portare a Verona qualcosa che non si era mai visto. I loro “Semifreddi da passeggio”, i “Pinguini sullo stecco” e le inconfondibili “Mattonelle” conquistarono il cuore di una città intera. Bastava una volta al mese per sentirsi parte di qualcosa di speciale.
Col tempo, la gelateria si trasferì in via Roma, a pochi passi dal punto originario. Fu lì che Ennio Savoia, nipote dei fondatori, prese in mano il testimone e lo portò avanti per ben 55 estati, introducendo innovazioni e conquistando tre Oscar del gelato a Longarone. Crema, fragoline di bosco e pistacchio: gusti semplici eppure perfetti, frutto di un sapere profondo e rispettoso della materia prima.
Oggi, a tenere viva la fiamma è Marco Savoia. Il suo laboratorio è un rifugio dell’anima, un luogo dove ancora oggi si fa il gelato come una volta, ma con lo sguardo rivolto al futuro. È lui che ha saputo trasformare il ricordo in creazione, intrecciando l’eredità familiare con una sensibilità contemporanea.
Lo si vede nei suoi gusti-omaggio come il Semifreddo del Centenario (agrumi, miele, cioccolato e mandorlato di Cologna Veneta) o nelle collaborazioni eccellenti come il gusto Grappa di Amarone e Sbrisolona nato insieme alla cantina Sartori per il Vinitaly.
Ogni mattina all’alba, Marco sale in sella alla sua bici e raggiunge la gelateria. Verona dorme ancora, ma nel cuore della città inizia il rito: si taglia la frutta fresca, si preparano i composti, si accende il vecchio mantecatore verticale Cattabriga del 1947 uno dei pochi superstiti in Italia, manovrato solo da mani esperte come le sue. È questo marchingegno a rendere unico il gelato Savoia: meno aria, più cremosità, più verità. E la possibilità di “stracciare” il cioccolato caldo direttamente nella miscela, come vuole la ricetta originale della Stracciatella.
Le storie che abitano il laboratorio sono infinite: dal gusto Malaga imparato dai gelatieri andalusi alle uova di Pasqua trasformate in stracciatella, fino alle vaschette volate in Cina. Gli stampi originali degli anni ’40 – creati su misura da un fabbro veronese – danno ancora oggi la forma ai Pinguini, alle Mattonelle, alle Banane e alle Tortine. Ogni pezzo è colato a mano, con la stessa cura di un tempo.

La creatività di Marco non si ferma mai: dalla Bretagna arriva il fleur de sel, da Ciaculli i mandarini tardivi, da Ascoli Piceno i fichi bianchi, ma è il latte delle montagne veronesi a dare anima e corpo ai suoi gelati. Come il Stecco Yogurt del 1985, prima invenzione di Marco una volta preso il timone, o il Lingotto del 2006, nato proprio l’anno in cui l’Italia alzò la coppa del mondo.
E poi ci sono gli aneddoti: Pavarotti che ordinava scatole intere di semifreddi, Julia Roberts e Patty Pravo tra gli estimatori, le serate d’estate che si concludevano sempre con un affogato alla crema Savoia.
La città ha sempre restituito affetto e riconoscenza a questa bottega speciale, e Savoia, in cambio, ha saputo restare fedele alla propria missione: regalare felicità da assaporare lentamente, anche solo per il tempo di una coppa da passeggio.
Sotto le pareti affrescate dagli scenografi dell’Arena, tra lampadari di Murano e mobili Art Deco restaurati dall’architetto Mario Santini, la gelateria è diventata un piccolo teatro della memoria sensoriale. Marco, come un moderno cantastorie, accompagna ogni gusto con un racconto, ogni assaggio con un ricordo.
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La storia della Gelateria Savoia non è soltanto la storia di una famiglia: è un frammento vivo della cultura gastronomica veronese, un intreccio di artigianalità, identità e visione. Perché se è vero che tutti noi, almeno una volta nella vita, siamo passati da Savoia, è altrettanto vero che da Savoia non si passa mai per caso. Si entra per un gelato, si esce con un ricordo. E c’è sempre un buon motivo per tornarci.






