Per Simona Della Valle, pizzaiola e artigiana del gusto, tutto è nato più di dieci anni fa, in un contesto che nulla lasciava presagire: un’isola caraibica di fronte al Venezuela.
Laureata in lingue e letterature straniere, ma da sempre immersa nella ristorazione, dirigeva allora un ristorante italiano con reparto pizzeria. Lì, osservando una pizzaiola all’opera con impasti a base di latte, burro e lievito in quantità esagerate, Simona provò un senso di ribellione: “In me scattò il dovere di intervenire, di capire, di studiare. Quel giorno ho scoperto il fascino irresistibile dell’impasto. Il resto è storia”.
Da quel momento, lo studio e la ricerca sono diventati la bussola del suo lavoro. La pizza, per Simona, non è mai un semplice prodotto, ma un atto identitario: “Dietro ogni impasto c’è la mia impronta, la mia creatività. Le tecniche esistono da prima di noi, ma è il modo in cui scegli di gestirle e combinarle che ti regala unicità”.
Una visione che affonda le radici nella cucina, suo primo amore, e che ancora oggi trova espressione nei profumi base del Mediterraneo – aglio, cipolla, basilico, origano, rosmarino – elementi terapeutici, rassicuranti, imprescindibili per Simona, che li considera parte della propria identità gastronomica.
Il percorso, tuttavia, non è stato semplice per Simona: la sfida più grande è stata guadagnarsi un posto in un mondo ancora dominato da uomini, pregiudizi, tradizione, stereotipi. “La sfida più grande è stata guadagnarmi un posto in un mondo ancora dominato da uomini, falsi miti e pregiudizi travestiti da tradizione”.
Simona ha risposto con determinazione e sensibilità, facendo della sua pizza una tela personale: un equilibrio tra tecnica e immaginazione, dove non manca mai il basilico, “cornice aromatica e cromatica” di ogni creazione, e quella nota crunchy che può arrivare da frutta secca, pane aromatizzato o coralli croccanti.
Le ispirazioni di Simona nascono da improvvise illuminazioni, da un ingrediente visto altrove o da un contrasto audace. Non è mai improvvisazione, però: dietro ogni idea c’è ricerca, prove, progettazione. “Dietro ogni idea c’è ricerca, studio, prove su prove. Ho un block notes in cui disegno le pizze come farebbe una stilista con i suoi abiti”.
Il riconoscimento della creatività di Simona è arrivato anche in importanti competizioni, con un podio nazionale e la vittoria nella categoria “Mistery Box”, simbolo di fantasia e talento. “È stata la celebrazione della mia fantasia: l’essenza del mio modo di intendere la pizza”.
Il rapporto con gli impasti è un continuo dialogo. Dalla scelta delle farine alle variazioni legate alle stagioni, rifiuta l’idea di una ricetta immutabile: “Ogni ingrediente va trattato in modo diverso, perché le condizioni ambientali cambiano. L’impasto è vivo, e non può essere lo stesso per 365 giorni l’anno”.
Pur preferendo il lievito di birra per la quotidianità, Simona sperimenta con lievito madre, fuori menù e impasti alternativi che racchiudono ingredienti identitari, trasformando ogni proposta in un’espressione personale.
Tra le creazioni più acclamate ci sono i padellini: quello salato con acqua di sauté di cozze e lattuga di mare, quello dolce ispirato al panettone, o il padellino alle fragole dalla consistenza marshmallow. Dietro ogni risultato c’è un approccio che si definisce umile e curioso: non sentirsi mai arrivati, continuare a studiare, alimentare la curiosità. “La curiosità è il motore del mondo”.
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Questa attitudine le consente di vivere ogni nuova pizza come un racconto, senza rinnegare il passato, parte del suo percorso e della sua crescita personale: “Hanno rappresentato momenti della mia vita, fanno parte di me, anche se oggi non mi appartengono più del tutto”.
In questo continuo work in progress, Simona alterna calma e adrenalina, soprattutto prima di una gara o di una nuova sfida. Un’emozione che rende ogni pizza viva come la prima.







