Non esiste nessun piatto che con la sua semplicità è in grado di generare un simile
livello di felicità e piacere. E poi è gradita a tutti, in qualsiasi latitudine del mondo. Non potevamo che beatificarla”. Sono le parole cariche di entusiasmo di Davide Mastroberardino che insieme a Marco De Gasperis è il titolare della pizzeria, nomen omen, Santa Pizza.
Siamo a Roma, in periferia, nel quartiere Tufello, ma ormai è un dato di fatto, che le aree meno turistiche stanno vivendo una grande vivacità. “Chi è che non vorrebbe mangiarsi una pizza due-tre volte al giorno? Per omaggiarla e costruirci intorno un progetto, abbiamo pensato che la cosa migliore fosse santificarla e da qui è nato il nome del locale, delle pizze e lo stile dell’ambiente – aggiunge Mastroberardino – abbiamo cercato di creare il locale dove idealmente vorremmo gustare un’ottima pizza romana con ingredienti di alto livello, nel segno della digeribilità. Questo per noi rimane un must”.
Da Santa Pizza si va dunque per una romana, ma non troppo spinta. L’impasto senza prefermento è realizzato con un mix di farine 00 ad alta forza del Mulino laziale Iacquone, la Luna Rossa, e la Caputo, una integrale tipo 1, con un’idratazione tra il 62 e 65% e una maturazione tra 48 e 72 ore. I panetti, da 210 gg e 33 cm di diametro, vengono stesi a mano e, una volta conditi, cotti nel forno elettrico Moretti.
Il menù, molto creativo è strutturato secondo la filosofia del locale. Tre le categorie: Santissime, Beate e Nuove Sante. La prima sezione ospita le classiche, quali Margherita, Marinara, Margherita con bufala, Napoli, Boscaiola. Nel secondo gruppo, spazio alle classiche ma con qualche un twist. Ad esempio la Diavola diventa Satan ed è realizzata con crema di ‘nduja fatta in casa, salame piccante di Bottega Roccia, crema di jalapeño e fili di peperoncino. E poi c’è l’Ortodossa, la pizza con i vegetali, verdure gratinate e a finire stracciatella, datterini confit e strisce di melanzana fritta. Infine, le Nuove Sante, contraddistinte da maggior creatività. Tra queste, Il Bene e Il Male, una pizza fredda con crema di zucchine alla menta, gamberoni cbt con aglio e lime, misticanza, maionese al lime e bottarga.
Spazio anche alle proposte vegane: dalla Margherita Vegana alla 4 Pomodori, passando per la Eden con crema di zucchine alla menta, carciofi croccanti, cipolla rossa, funghi champignon, patate al forno, pomodori confit e mayo vegana alla barbabietola. Ben costruiti i “Santipasti”, non solo i classici fritti capitolini ma anche qualche sfizioso maritozzo salato. Mentre il pairing punta in maniera decisa sulla birra, grazie alla collaborazione con il birrificio romano, Jungle Juice.
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“La pizza sta vivendo un ottimo momento – conclude De Gasperis – e le ragioni del
successo vanno dalla spesa più contenuta rispetto allo scontrino medio di un ristorante ma anche all’atmosfera conviviale e più leggera. Certo, in alcuni casi si sperimentano anche situazioni più gourmet, ma resto fermamente convinto che sarà sempre un piatto popolare.
Non nego poi che il topping e le materie prime di un certo tipo possano apportare più valore all’esperienza. Infine ritengo che napoletana e romana, siano due stili, due mondi che possono convivere benissimo e in grado di soddisfare i gusti diversificati della clientela. Sono soprattutto due grandi tradizioni e quella capitolina sta travalicando i confini della città, per assurgere a uno stile più universale”.






