Aiutami e quando finisce il servizio, ti prepari tu la tua pizza”. È cominciato tutto così. Con un piccolo ricatto, uno di quelli che si fanno tra i forni accesi e le mani infarinate.
Roberta Esposito aveva appena 13 anni e un metabolismo da adolescente fortunata, ma quello che stava per nascere – tra le mura del ristorante di famiglia La Contrada, ad Aversa – era ben più di una semplice routine serale: era un fuoco, una passione per l’arte bianca che oggi brucia viva tra impasti ad alta idratazione e idee che non vogliono saperne di seguire etichette.
Nata nel 1983 a Napoli, in provincia di Caserta, Roberta si è avvicinata al mondo della ristorazione partendo dalla sala, come sommelier. Ma è bastato poco per capire che il richiamo del banco pizza era più forte. “Non volevo stravolgere un prodotto così tradizionale, ma nemmeno riproporlo in modo statico. Quando portavo le pizze in sala, immaginavo sempre qualcosa di diverso.”
Finché una volta mi è stato detto: “Allora falla tu.” E da lì è cambiato tutto. Roberta ha iniziato a sperimentare da autodidatta, studiando impasti, tecniche di lievitazione, cotture, farine. Ma a segnare la sua formazione, racconta, sono state due cose in particolare: l’osservazione costante di pizzaioli e chef passati per La Contrada, e la paura. La paura di fallire, di non farcela, che ha acceso in lei una fame nuova. Una spinta a crescere, a imparare, a non sedersi mai. Nel 2018 arriva il primo grande riconoscimento nazionale: Roberta viene eletta “Pizzaiola Emergente” dal Gambero Rosso.
L’anno successivo, nel 2019, La Contrada ottiene i prestigiosi Tre Spicchi nella guida delle migliori pizzerie d’Italia. Due traguardi che segnano una svolta, ma non fermano la sua voglia di cercare nuovi equilibri. La Contrada è il suo cuore, la sua radice. Il locale, oggi elegante e identitario, sorge all’interno di un palazzo del Quattrocento, tra volte, archi e tufo. Rilevato dalla sua famiglia 27 anni fa, porta ancora in giardino la prima insegna, quella originale: “Non sono riuscita a separarmene”, dice con emozione. È un simbolo. L’anno prossimo compirà trent’anni, e Roberta ne è l’anima creativa, affiancata da suo fratello Alessio, giovane chef di 32 anni, talento puro e inconsapevole. Insieme danno vita a topping, suggestioni, contaminazioni.
Lei lo chiama “il mio orgoglio”, e confida che il piatto che ama di più nel menu è quello che ancora deve nascere. La pizza di Roberta non è napoletana, né romana, né tantomeno contemporanea. È semplicemente sua. Con lievitazioni di almeno 24-48 ore, idratazione al 75%, pochissimo sale per valorizzare le farine, e topping sempre attuali, la sua è una tonda che vuole parlare con voce propria. “Ho lavorato tanto sull’identità forte e ben definita che volevo darle”, spiega.
Il risultato è un prodotto che si muove con disinvoltura tra tradizione e innovazione. Come la Capricciosa secondo Roberta, che fonde i grandi classici con una visione moderna. O la celebre Margherita Bruciata, nata da una dimenticanza – pomodorini abbandonati in forno – e diventata una bandiera. Roberta cambia menu due volte l’anno, e ogni pizza racconta una fase diversa del suo percorso.
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Ma tutte condividono lo stesso spirito: un equilibrio tra memoria e futuro, concretezza e intuizione, semplicità e ricerca. Nel 2023 viene premiata da Identità Golose come “Pizzaiola dell’anno”, mentre nel 2025 – a pochi mesi dall’apertura – la sua nuova pizzeria Marita, nel cuore di Roma, viene celebrata dalla stessa guida come “Novità dell’anno”. E non è finita. All’orizzonte c’è un nuovo progetto in Puglia.
Non se ne conoscono ancora i dettagli, ma una cosa è certa: “Non credo di fermarmi. O meglio, non voglio.” È un momento fertile, un raccolto dopo anni di semina silenziosa. Roberta lo vive con entusiasmo e gratitudine, con lo sguardo rivolto sempre a ciò che può ancora diventare. Tra le radici di La Contrada, i sogni di Marita e i germogli futuri, la sua storia continua a lievitare. E come ogni buon impasto, è destinata a crescere ancora.






