Il Veneto si prende la scena. Non lo fa con clamore, ma con la forza elegante di chi ha costruito, silenziosamente, una scuola. Se fino a pochi anni fa l’eccellenza pizzaiola era sinonimo di Sud, oggi è chiaro che il Nord-Est ha preso il largo, diventando terreno fertile per una nuova idea di pizza: colta, tecnica, sostenibile e irrimediabilmente contemporanea.
Nella nuova edizione di 50 Top Pizza Italia, la guida più influente del settore, il Veneto si presenta con un poker che pesa come un manifesto.
Al vertice, Simone Padoan con “I Tigli” di San Bonifacio (4° posto) continua a essere il riferimento per chiunque voglia capire fin dove si può spingere il concetto di pizza. Non un semplice piatto, ma un dispositivo gastronomico in continua evoluzione. Padoan non compone pizze: orchestra esperienze. L’impasto, frutto di uno studio maniacale su lievitazioni, idratazioni e cereali, diventa il palcoscenico su cui si muovono ingredienti che provengono dalla cucina d’autore. Nessun eccesso, nessuna provocazione: solo la costanza intransigente di un pensiero raffinato.
Ma l’aria fresca arriva anche dalla montagna. Da Alano di Piave, Denis Lovatel impone con “Da Ezio” (23° posto) una visione profondamente etica e territoriale. Le sue pizze parlano di sottobosco, di fieno, di acqua dolomitica. Raccontano la montagna non come sfondo, ma come cuore pulsante. Lovatel lavora sugli impasti con una leggerezza quasi zen, lasciando che siano i profumi e i colori del paesaggio a suggerire topping e combinazioni. Ha già conquistato Milano, portando il suo modello in città con disarmante coerenza. Ma è sulle alture che il suo pensiero fiorisce con maggiore forza.
A Este, Gigi Pipa (37° posto) affina un percorso che unisce l’eleganza alla profondità tecnica. Ogni pizza è il risultato di una ricerca che parte dalla farina e arriva al piatto passando per fermentazioni calibrate, cotture millimetriche, ingredienti selezionati con rigore maniacale. Il risultato è una pizza che sorprende senza mai alzare la voce, che incanta con la sobrietà di un gesto che conosce bene il proprio valore. Il pubblico la apprezza, la critica la consacra. E il Veneto guadagna un altro baluardo credibile della nuova avanguardia.
Chiude il quartetto Grigoris, a Mestre (40° posto), una pizzeria che ha saputo unire l’autenticità popolare a una proposta moderna e inclusiva. La famiglia Ravagnan ha costruito, con pazienza, una narrazione coerente fatta di impasti intelligenti, servizio impeccabile e una carta pensata per accogliere, incuriosire, educare. Grigoris non è solo una pizzeria: è un presidio di qualità nel cuore della laguna metropolitana, che guarda al futuro con solidità imprenditoriale e spirito artigiano.
Non è un caso isolato. Accanto ai quattro alfieri in classifica, la guida segnala anche indirizzi emergenti come “Cuore” a Marano Vicentino e “Premiata Fabbrica” a Bassano del Grappa. Segnali chiari di un fermento che non è moda, ma cultura. Qui la pizza non è trattata come un prodotto da replicare in serie, ma come una narrazione gastronomica che si rinnova ogni sera.
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Il Veneto, oggi, non è solo una regione dove si fa buona pizza. È un ecosistema creativo, dove la tecnica incontra la visione e la materia prima diventa linguaggio. È una scuola silenziosa che ha scelto di parlare con i fatti, lasciando che siano l’impasto, il tempo, il territorio e la mano dell’uomo a raccontare il resto.
In un’Italia che spesso si divide su Nord e Sud, la pizza ha finalmente trovato il suo ponte. E questo ponte, oggi, parla veneto.






