Da Ferrara provengono le farine utilizzate da molti pizzaioli napoletani in Campania. Nasce così la volontà di creare un patto di collaborazione con Pompei e per questo è stato firmato dal sindaco ferrarese Alan Fabbri e quello di campano, Carmine Lo Sapio.
Il protocollo d’intesa impegna i due enti, anche in collaborazione con l’azienda Molini Pivetti di Renazzo (Ferrara) e con il pizzaiolo Vincenzo Iannucci, a mettere in campo attività e progetti volti a inserire tra le attività didattiche e culturali delle scuole dei rispettivi territori “L’Arte del Pizzaiuolo Napoletano”, unite anche dai valori che sottendono ai riconoscimenti Unesco come patrimonio dell’Umanità, di cui entrambe le città sono insignite.
L’obiettivo è quello di attivare specifiche collaborazioni coinvolgendo anche gli istituti alberghieri delle due città, punti di riferimento del settore agro-alimentare, per promuovere percorsi scolastici dedicati alla figura del pizzaiolo, in un’ottica di sviluppo occupazionale per le giovani generazioni.
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Lo scorso anno a Pompei fu ritrovato un affresco di 2000 anni fa in cui è stata raffigurata una focaccia condita con spezie e frutta. Gli studiosi avanzano l’ipotesi di un lontano antenato della pietanza moderna: la pizza. Si suppone, infatti, che accanto a un calice di vino, posato su un vassoio di argento, sia raffigurata una focaccia di forma piatta che funge da supporto per frutti vari (individuabili un melograno e forse un dattero), condita con spezie o forse piuttosto con un tipo di pesto (moretum in latino), indicato da puntini gialli e ocra. Inoltre, presenti sullo stesso vassoio, frutta secca e una ghirlanda di corbezzoli gialli, accanto a datteri e melograni. Si tratta della raffigurazione di xenia, ovvero di doni ospitali, secondo una tradizione greca, risalente al periodo ellenistico (III-I secolo a.C.).






