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Pomodorì, una nuova realtà da scoprire a Pompei 

Pomodorì è una realtà giovane a poca distanza dall’uscita autostradale Pompei Est, nata dal sogno di due giovani albergatori e ristoratori, Anna Talamo e Raffaele Vingiani, che è diventata un vero e proprio punto di riferimento a Pompei e nelle zone limitrofe per gli amatori delle più differenti tipologie di pizza. 

Pomodorì (viale Unità d’Italia al n.51- tel 081 3088460) a Pompei è stata fondata grazie ad un unico progetto di Anna e Raffaele, pompeiani d’origine, comprendente anche il Ravida Resort e il ristorante gourmet adiacente, quello di recuperare un edificio dove spesso andavano a giocare da bambini e che era caduto in stato di abbandono dopo il sars-cov-2. 

Il comparto pizzeria è affidato a Nicola Cesarano, un giovane pizzaiolo di 28 anni con più di 12 anni di esperienza, che in precedenza lavorava ad Angri, ma che nel corso della sua vita ha fatto esperienza in molte pizzerie. Tuttavia, nel processo che porta alla scelta dei topping più esclusivi viene coadiuvato dallo chef del ristorante gourmet che gli sta accanto, Giuseppe Auricchio, in quanto tra i due non si è creata nessun tipo di competizione, bensì una forte amicizia che porta allo scambio reciproco. Da tale scambio entrambe le cucine si arricchiscono e ciò comporta che, in tutti e due i mondi, il commensale venga travolto dalle mille emozioni di un viaggio gustativo unico e raro.

Ciò che aggiunge ulteriore valore a Pomodorì è la filosofia dell’approvvigionamento dei prodotti solo a Km 0. Infatti, Nicola Cesarano e i suoi assistenti si rivolgono ai mercati locali o nell’orto stesso della struttura. Il pizzaiolo, inoltre, fa anche della stagionalità il suo cavallo di battaglia; mai offrirebbe a qualcuno una pizza con le melanzane in pieno inverno e molte volte si vede costretto ad uscire in sala a spiegare il suo punto di vista. Ciò rende il pizzaiolo e il ristorante oltre che sensibili ai temi cardini della dieta Mediterranea anche ai temi più cari della sostenibilità ambientale

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Per quanto riguarda le farine si opta invece, per le farine molite a pietra e nell’impasto preferito dal pizzaiolo vengono miscelate due diverse farine di tipo 1 e una di tipo 0. Eccellente anche la scelta delle conserve di pomodoro, per i topping delle pizze, del pregiato ecotipo Giagiù di Somma Vesuviana. 

Una location, luminosa e pulita, dove la selezione dei vini viene fatta da Andrea de Simone, sommelier con molte esperienze in Francia alle spalle, che rende l’esperienza il quanto più possibile accogliente. Circa 170 posti a sedere tra l’interno e l’esterno, un’area verde molto ben curata, con una piccola piscinetta e con amache. 

La ricerca del miglior prodotto e l’accoglienza dello staff sono i pilastri di Pomodorì. Dalla composizione dei piatti ai diversi calici per i vini bianchi e per i vini rossi, tutto è pensato nei minimi dettagli per far andare via il cliente sbalordito. 

Pomodorì ha intrapreso la giusta strada nel perseguire la strada del binomio pizza/vino, dando nel vino sia importanza al territorio, sia alla Francia. Infatti, ti colpisce particolarmente, visto che è rara in regione, la volontà di mettere molti vini della Campania in carta, tra cui ci ha piacevolmente sorpreso il Rosso Pompeiano IGT di De Martino. 

Per quanto riguarda la pizza di Nicola Cesarano, essa è del tipo contemporaneo con il cornicione alto, ma il pizzaiolo è in grado di stupire anche con la sua pizza nel padellino e il rutiello. 

Ecco le pizze che abbiamo degustato per voi: 

La Montanara, pizza fritta tipica napoletana con pomodoro San Marzano DOP, Grana Padano e basilico. Era leggerissima e poco unta, si scioglieva in bocca e tutti gli aromi si fondevano bene l’uno con l’altro. 

Pizza contemporanea, la Napoli sbagliata con topping di pomodoro San Marzano DOP, pomodorini rossi del Vesuvio, olive nere caiazzane (di Caiazzo un paese in provincia di Caserta), pomodorini gialli semi-dry, polvere di aglio nero di Voghiera, confettura di pomodoro, basilico e olio extra vergine di oliva. In questa pizza è possibile sentire al palato il dolce, il salato e l’acido inizialmente, ma alla fine a boccone ultimato si ha quasi la sensazione tipica dell’ umami 

O ‘rutiello topping con moscardino affogato, polvere di olive nere di Caiazzo, clorofilla di prezzemolo e olio extra vergine di oliva. Questa pizza nasce dall’idea di Nicola Cesarano di far ricordare al commensale come fosse fatta la pizza molti anni addietro, ossia nel ruoto. A ciò Nicola ha unito il moscardino affogato che pure è tratto da una ricetta campana antica e per metterci il tocco personale e di modernità ha aggiunto la clorofilla di prezzemolo, che dona il sapore di prezzemolo, ma senza la rigidità della texture e la polvere di olive nere. Si tratta di una pizza in cui tutti gli ingredienti si sposano bene tra di loro. 

Pizza al padellino, cotta nel vapore per dieci minuti e nel forno elettrico statico per altri cinque, realizzata con la farina del Mulino Petra di riso e di orzo e con l’aggiunta di semi di girasole e di lino, topping di cuore di scarola riccia stracciata, prosciutto di salmone marinato all’arancia e al limone, pesto di avocado, lamponi in purezza e olio extra vergine di oliva. I semi sicuramente danno quella parte di croccantezza, che però non è portata all’estremo dalla cottura al vapore. Gli ingredienti risultano ben bilanciati in quanto il lampone apporta acidità, la scarola le parti amare mentre la stracciata e il salmone la freschezza. 

Pizza fritta e al forno con topping di mortadella artigianale IGP, stracciata, acciughe di Sciacca, zeste di limone, basilico e olio extra vergine di oliva. Ben equilibrati i sapori con il contrasto di mare e terra. La freschezza è apportata dalla stracciata mentre la sapidità dalle acciughe. 

Pizza al padellino, cotta soltanto in forno elettrico farcita con finto tonno di maiale, mozzarella di bufala DOP, misticanza di erbe spontanee, olive di Caiazzo e ciliegie. Il finto tonno di maiale è un pezzo di carne cotto a basse temperature con arancia, timo e rosmarino. Tutti gli aromi sono ben equilibrati anche se forse si perde un po’ la freschezza della ciliegia che doveva essere più accentuata. 

Pizza al cacao amaro al 70%, con semifreddo alla banana, noci caramellate, meringhe alla francese e colata di cioccolato fondente su foglia di banano. Questa pizza nasce da una convergenza di idee tra lo chef Auricchio e il pizzaiolo Cesarano, in quanto Cesarano voleva fare una pizza dolce con note di banana e lo chef Auricchio lo consigliava sui topping e sulla foglia di banano come da ricordo dei suoi viaggi a Singapore. Tutti gli ingredienti si fondono bene e le piccole meringhette alla francese sono proprio quello che ci vuole per dare una spinta sulle note dolci non molto aggressiva. 

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