Alla Vigilia di Natale tutte le tavole d’Italia saranno imbandite con i piatti più tradizionali. A Napoli c’è una certezza: senza la pizza di scarola non è Natale. L’usanza di consumare questa portata risale al periodo in cui si “mangiava di magro” nei giorni precedenti alle festività, portando in tavola solo piatti a base di vegetali. Anticamente, l’ingrediente principale erano le bietole, in quella che i napoletani chiamavano la “pizza con la jeta”.
D’altro canto, il “mangiare di magro” per il popolo era quasi un obbligo data la povertà dei contadini, soliti ricreare piatti rustici a base di ingredienti provenienti dalla terra. La pizza di scarole è un classico che, ancora oggi, mette d’accordo tutti. Ovviamente, ogni famiglia napoletana custodisce la propria versione della ricetta, tramandata di generazione in generazione, con piccole variazioni che rendono ogni pizza unica.
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Gli ingredienti per il ripieno sono le scarole lisce, che bilanciano il loro gusto amarognolo con l’uva sultanina, le olive nere di Gaeta, l’acciuga di Cetara e in alcune versioni anche pinoli per aggiungere croccantezza e capperi.
L’impasto, che racchiude il condimento precedentemente cotto in padella con uno spicchio d’aglio, ha una consistenza finale strutturata ed è realizzato con una base di farina, acqua, lievito e sale. L’aspetto è quello di una torta salata, uno scrigno dorato che fa gola a grandi e piccini.
Sebbene la pizza di scarola sia meno nota a livello internazionale rispetto alla classica pizza margherita, fa parte dei prodotti della tradizione P.A.T, ricevendo riconoscimenti nell’ambito della valorizzazione delle tradizioni culinarie regionali. Pizzaioli e chef campani come Antonino Cannavacciuolo hanno contribuito a mantenerne viva la tradizione, presentandola in eventi gastronomici e ottenendo apprezzamenti per la loro maestria nella preparazione di questo piatto tipico.






