A Faenza, nel cuore di una Romagna che sa essere ferita ma mai piegata, c’è una pizzeria che non è solo un luogo dove si mangia bene. È un racconto in forma lievitata, una dichiarazione d’amore per la panificazione artigianale e per il patrimonio agroalimentare italiano. Si chiama ‘O Fiore Mio e porta la firma di Davide Fiorentini, uomo di forno e di visione, che ha trasformato la tradizione di famiglia in un progetto gastronomico d’autore.
Nato tra le mura della storica Pasticceria Fiorentini, fondata nel 1962 da Pierina e Domenica, Davide ha respirato farina fin da bambino. Dopo il diploma in ragioneria e una prima fase nella gestione dell’attività di famiglia, nel 2011 sceglie di tracciare una nuova rotta: aprire una pizzeria che non fosse semplicemente buona, ma radicata, identitaria, narrante.
Così nasce ‘O Fiore Mio, con impasti realizzati con lievito madre, farine macinate a tutto corpo e lunghe maturazioni. Una scelta di cuore e di tecnica, che fin da subito si impone come modello virtuoso nel panorama della pizza contemporanea italiana.
Il locale è un teatro della pizza: forno e banco sono a vista, protagonisti di una messa in scena che coinvolge occhi, naso e appetito. Le pizze proposte sono tante, diversificate per stile e pensiero. La sezione Come a Napoli rende omaggio alla patria della pizza con una base morbida e fragrante, realizzata con cura maniacale per la selezione delle farine e l’equilibrio degli impasti.
C’è poi il padellino, che Fiorentini rilegge in chiave personale: una cottura al forno su pietra, con stesura da 22 centimetri e topping che raccontano un’idea di cucina. La capricciosa qui diventa quasi un piatto da ristorante, con ingredienti lavorati al pass, mentre altre pizze sorprendono con cicoria saltata, patate cotte sotto la cenere, stracciata di bufala, e un pensiero costante al giusto abbinamento con oli extravergine italiani selezionati.
Tra le proposte che spiccano per equilibrio e identità c’è la Golosa, con stracchino, prosciutto affumicato, Parmigiano e prezzemolo: un comfort food raffinato e ben bilanciato.
Decisamente più provocatoria è la Punto G, che unisce la dolcezza intensa del miele di castagno alla potenza aromatica della crema di gorgonzola e alla sapidità della coppa di Mora romagnola, con un finale croccante affidato alle mandorle.
Chi ama la classicità senza rinunciare all’eccellenza può scegliere la Bufalina, un’ode alla semplicità perfetta: pomodoro San Marzano, mozzarella di bufala campana DOP e basilico fresco.
Qui, al piatto, troviamo una doppia scelta fra stile napoletano e “gourmet” a lunga lievitazione che permette a chiunque di essere a proprio agio, sia con la propria pizza che in modalità condivisione. Quest’ultima rimane per me sempre l’opzione vincente.
Non scopriamo solo una qualità dell’impasto assolutamente in linea con le aspettative, ma pure una selezione di prodotti d’eccellenza davvero invidiabile. Un plauso speciale, per le coccole della pasticceria, che sono davvero eccezionali e in linea col background del titolare, l’appassionatissimo Davide Fiorentini. Vi consigliamo in particolare il profiteroles espresso, di incredibile bontà.
Ma cosa contraddistingue davvero la pizza di ‘O Fiore Mio? Il lievito madre innanzitutto. E poi la loro grande ricerca di materie prime, che continua tuttora. In Italia abbiamo un’offerta che tutto il mondo ci invidia, ma bisogna andarla a cercare. Infatti, hanno contatti diretti con singoli produttori che possono cambiare, come cambiano anche le pizze in menù, alla base alla stagione.
La carta cambia seguendo le stagioni e lo stesso fa la selezione di vini naturali e birre artigianali. In alcuni momenti dell’anno, Fiorentini ama anche spingersi oltre, invitando chef e cuochi ad affiancarlo nella creazione di pizze a quattro mani. Il risultato è un menù che non si limita a saziare, ma stimola, incuriosisce e – perché no – educa.
Nel 2023, l’alluvione che ha colpito Faenza ha messo a dura prova tutto questo. ‘O Fiore Mio Hub, centro nevralgico di produzione delle basi pizza e dei prodotti da forno, è stato devastato. Ma Davide, come la terra che lo circonda, non ha mollato. Con sacrifici e determinazione è riuscito a garantire la continuità del progetto, mantenendo alta la qualità e salda la coerenza del suo lavoro.
La sua è stata una vera rinascita, che ha trasformato la resilienza in valore gastronomico. Oggi ‘O Fiore Mio è ancora lì, in via Mura San Marco 4/6, a dimostrare che la pizza può essere molto più di una pietanza popolare: può diventare strumento culturale, manifesto territoriale, atto di coraggio.
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È il frutto di una storia autentica, costruita senza scorciatoie, dove ogni ingrediente è scelto con criterio e ogni scelta è un passo consapevole dentro una narrazione che parla di gusto, identità e memoria.
Mangiare qui non è solo un piacere: è un’esperienza che si porta via il sapore del tempo, la forza di chi ha saputo rialzarsi, e il profumo persistente di un impasto che racconta una storia. E la storia, a ‘O Fiore Mio, non è mai stata così buona.






