C’è un giorno, ogni tanto, in cui il profumo di un forno acceso riesce a sorvolare i confini. Il 25 giugno sarà uno di quei giorni.
Milano, crocevia di tendenze e innovazione, diventerà teatro di una rivoluzione gentile, fatta di lieviti, storie e mani infarinate: torna The Best Pizza Awards, terza edizione di un evento che non premia solo chi fa pizza, ma chi la racconta, la vive, la trasforma in un gesto culturale. La pizza non è più solo “napoletana” o “gourmet”.
È un idioma globale, capace di parlare giapponese, newyorkese, brasiliano. È un dialetto universale che sa adattarsi senza perdere autenticità, e che oggi viene celebrato per quello che è diventato: una forma d’arte popolare e visionaria. Il tema scelto – Beyond Culture & Origin – è già una dichiarazione poetica: andare oltre la provenienza per restare fedeli all’anima.
Oltre 300 pizzaioli da tutto il mondo, 512 giudici da 60 Paesi, una giuria planetaria chiamata a riconoscere non solo la qualità di un impasto, ma l’identità profonda di chi lo crea. Nessuna corsa ai trend, nessun filtro commerciale. Solo mestiere, verità e coraggio. E qualche novità: un premio alla pizza da asporto, che sfida tempo e distanza restando perfetta, e un riconoscimento a chi sa narrare il proprio lavoro online con autenticità, creando connessioni, più che contenuti.
Il cuore dell’evento batte nei Pizza Talks e nelle cene a quattro mani, dove maestri italiani e ospiti internazionali si contaminano, infornano idee prima ancora che pizze. Perché è qui che accade la magia: quando il cibo diventa mezzo e non fine, linguaggio e non solo gusto. Cristian Gadau, ideatore dell’evento, lo dice senza giri di parole: “Vogliamo una pizza che sia custode di storie, non solo di ricette. Che attraversi etnie, culture e generazioni mantenendo la sua funzione più antica: unire”.
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Lo affianca Franco Pepe, leggenda vivente dell’arte bianca, che con la consueta lucidità sottolinea quanto questa iniziativa serva a dare voce, rispetto e dignità a una comunità troppo spesso sottovalutata: quella dei pizzaioli. Milano sarà il palcoscenico, ma il protagonista è un cerchio di pasta che gira il mondo e porta con sé qualcosa di più grande: la dimostrazione che esiste ancora un cibo capace di raccontare chi siamo, senza parlare la stessa lingua. O forse, proprio parlando quella che tutti capiamo: la pizza.






