Il tripudio di profumi e sapori tipici delle materie prime di ottima qualità rendono la pizza di Matteo Evangelico semplicemente irresistibile.
La prima pizza non si ricorda quasi mai per il sapore. Si ricorda per il contesto. Per ciò che rappresenta. Nel racconto di Matteo Evangelico quell’immagine ha il colore acceso di un forno a legna rosso e il volto di un ragazzo un po’ impacciato che cerca di tirare fuori la sua prima pizza senza tradire l’emozione. È una scena fragile, imperfetta, ma potentissima. Perché racconta l’inizio vero di un mestiere: quando non esiste ancora uno stile, ma solo rispetto.
Attorno a quel forno c’è una piccola pizzeria d’asporto che lavora senza sosta, una scuola concreta dove si impara facendo, sbagliando, ripetendo. E soprattutto c’è un maestro, Angelo Langella, figura determinante nel trasmettere un’idea di pizza fatta di rigore, disciplina e quotidianità. È lì che Evangelico capisce che la pizza non è solo un prodotto, ma un processo continuo.
Ad Angri tra passione, amore e dedizione
Oggi quel percorso prende forma ad Angri, lungo Via Nazionale 270, dove Matteo Evangelico guida una pizzeria specializzata in pizza napoletana e contemporanea. Un indirizzo che non rincorre l’effetto speciale, ma lavora sulla coerenza, sulla riconoscibilità, su una visione che si costruisce giorno dopo giorno, impasto dopo impasto.

Fare una buona pizza, oggi, è relativamente semplice. Le informazioni sono accessibili, le tecniche codificate, le materie prime performanti. Fare la propria pizza, invece, è un’altra storia. Significa esporsi, prendere posizione, tradurre un pensiero in un gesto. Per Evangelico la pizza è linguaggio emotivo: non basta che sia corretta, deve trasmettere qualcosa a chi la assaggia.
La filosofia di Evangelico: solo ingredienti di prima qualità
In questa visione il territorio non è mai una parola di contorno. È materia viva. Il Pomodoro San Marzano, più di ogni altro ingrediente, è una bussola emotiva: anche a chilometri di distanza riesce a riportare immediatamente a casa. Non è nostalgia, è memoria gastronomica che orienta le scelte. La fase più complessa del percorso è stata la partenza. Nessun grande capitale, nessuno sponsor pronto a credere nel progetto.
Molti fornitori, inizialmente, osservavano con scetticismo. È una dinamica comune, ma non per questo meno incisiva: quando nessuno scommette su di te, ogni decisione pesa il doppio. Ed è proprio lì che si costruisce la credibilità. Col tempo, alcune scelte diventano non negoziabili.
Tra queste, l’utilizzo della farina di tipo 1 con germe di grano, elemento fondante degli impasti. Una decisione identitaria prima ancora che tecnica, che definisce struttura, gusto e direzione della pizza. Le nuove creazioni non nascono mai da un’operazione a tavolino. Spesso prendono forma da un ricordo: un piatto dell’infanzia, una preparazione semplice delle madri o delle nonne. Da quell’intuizione parte un lavoro rigoroso fatto di studio, sperimentazione, prove e correzioni continue. Qui la creatività non è improvvisazione: è metodo applicato all’emozione.
Una carriera segnata da premi e riconoscimenti
Tra i riconoscimenti ricevuti, uno ha lasciato un segno profondo: nel maggio 2024 Matteo Evangelico diventa Campione Italiano Pala d’Oro in tutte e tre le categorie – Margherita, Napoletana e Fantasia. Un risultato che va oltre il premio, perché certifica la solidità di una visione. Le pizze che non lo rappresentano più sono poche, perché ogni proposta nasce con l’obiettivo di comunicare qualcosa.
Tuttavia, alcune sperimentazioni con impasti a base di farina di canapa sativa hanno mostrato limiti importanti, soprattutto nell’equilibrio con topping a base di pomodoro: un terreno complesso, che richiede grande precisione. La notte prima di una gara o di un evento importante non si dorme. L’adrenalina prende il sopravvento, i pensieri corrono avanti. È il segnale che il lavoro non è mai diventato routine. Ed è un bene.

Formare nuove leve resta una delle sfide più delicate. I consigli sono pochi ma essenziali: dare sempre il massimo, in qualsiasi situazione, e ricordarsi che nel mondo della pizza c’è sempre qualcosa da imparare. L’aggiornamento continuo non è un’opzione, è parte del mestiere. Dal punto di vista tecnico, il rapporto tra idratazione, mix di farine e tempi di maturazione è il risultato di anni di pratica e sperimentazione. Si parte sempre dal topping e, solo dopo, si costruisce l’abbinamento con la birra, studiato insieme al birrificio di fiducia per ottenere il miglior equilibrio possibile. La lievitazione è gestita con controllo totale, attraverso un prefermento di tipo liquido che garantisce coerenza senza standardizzare il prodotto.
Ogni impasto resta vivo, mai completamente addomesticato. E poi c’è la pizza che diventa manifesto: la Cric Croc. Cornicione ripieno di provola e pancetta, base di mozzarella, salsiccia all’uscita dal forno e doppio crocché di patate. Un’idea che inizialmente sembrava eccessiva, forse troppo carica. E invece no. È una pizza che funziona perché è sincera, diretta, senza compromessi. Per questo oggi è intoccabile.
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In fondo, la pizza che resta è sempre quella che racconta una storia vera. Anche quando nasce da un forno rosso, da un ragazzo impacciato come Matteo Evangelico e da una scelta ostinata di fare le cose a modo proprio.






