Ci sono prime volte che non si ricordano per il gusto, né per il luogo in cui avvengono, ma per ciò che riescono a smuovere interiormente. La prima pizza di Marco Massaccesi appartiene a questa categoria: un ricordo legato all’emozione pura. Entusiasmo, aspettative, passione.
Nel linguaggio della pizza contemporanea esiste una distinzione netta, spesso sottovalutata: quella tra “fare una buona pizza” e “fare la propria pizza”. La prima può essere il risultato di un processo corretto, quasi automatico, fatto di tecnica, procedure e precisione. La seconda è un atto identitario. Significa esprimere una filosofia, raccontare sé stessi attraverso l’impasto, i topping, le scelte quotidiane. Fare la propria pizza vuol dire mettere in gioco esperienze, memoria, visione e persino imperfezioni, trasformandole in linguaggio gastronomico.
Il territorio, in questo percorso, non è mai un semplice sfondo. È materia viva. L’Italia, intesa come sistema diffuso di eccellenze, diventa una mappa da esplorare costantemente alla ricerca di produttori e ingredienti capaci di dare valore aggiunto al piatto. A questo si intreccia un territorio più intimo e personale: quello familiare, dove la cucina è sempre stata un luogo centrale, capace di imprimere ricordi che oggi riaffiorano in forma di sapori, consistenze e abbinamenti.
Nel panorama gastronomico di Pomezia, Mercurio Pizza rappresenta da oltre venticinque anni un punto di riferimento per chi ricerca una pizza di qualità, costruita con rigore e coerenza. Nato nel 2000 come pizzeria d’asporto, il progetto di Marco Massaccesi e della compagna Alessia Di Battista si è evoluto nel tempo senza mai tradire i valori originari. Il nome stesso, Mercurio, evocava l’idea del messaggero degli dei: un mercurietto su un motorino che consegnava pizze a domicilio, simbolo di un’attività dinamica ma già fortemente identitaria.
La svolta arriva nel 2019, dopo un periodo di chiusura e ripensamento, quando Mercurio Pizza si trasforma in una pizzeria con servizio serale. Cambia il formato, ma non la filosofia: produrre tutto internamente, non acquistare nulla di pronto o surgelato, rispettare stagionalità, materia prima ed etica del lavoro. Una scelta che, fin dall’inizio, si è rivelata anche la sfida più complessa. Puntare su ingredienti di altissima qualità comporta costi maggiori e richiede un pubblico disposto a comprendere e condividere questo approccio.
Portare avanti questa visione, a volte, è stato impegnativo, ma ha definito in modo chiaro l’identità del locale. In un’epoca dominata dalla ricerca dell’effetto e dall’innovazione fine a sé stessa, l’elemento intoccabile della pizza di Mercurio resta il rispetto dell’ingrediente. La tecnica non è mai esibizione, ma strumento. Ogni lavorazione deve essere funzionale alla ricetta, mai un esercizio di stile. L’obiettivo è valorizzare la pizza nel suo insieme, lasciando che siano le materie prime a guidare il risultato finale.
La nascita di una nuova pizza avviene spesso a partire da un ricordo: piatti dell’infanzia che vengono riletti e trasposti su una base romana sottile e fragrante. Altre volte è un singolo ingrediente a fungere da scintilla creativa. Individuato il protagonista, il lavoro prosegue attraverso prove, abbinamenti e aggiustamenti, fino a raggiungere esattamente l’idea iniziale. Allo stesso modo, alcune pizze del passato vengono lasciate andare quando perdono identità e diventano inflazionate.
Anche la formazione dei giovani pizzaioli segue questa linea etica. Lavorare in cucina è una scelta consapevole, fatta di sacrifici e dedizione. Quando si incontra una reale motivazione, il compito di chi ha esperienza è trasmettere tutto ciò che sa, andando oltre il gesto tecnico e insegnando un modo di pensare la cucina.
L’impasto è frutto di ascolto. L’utilizzo di farine biologiche italiane macinate a pietra, non standardizzate, impone un dialogo continuo con la materia prima. È la farina stessa a indicare idratazione, tempi e maturazioni, in un processo che rifiuta scorciatoie e standardizzazioni.
La stessa attenzione guida la costruzione degli abbinamenti. La selezione di birre artigianali italiane nasce dal confronto diretto con i mastri birrai, per evitare sovrapposizioni tra lieviti e garantire equilibrio a tavola. La carta dei vini, orientata verso produttori naturali e realtà territoriali, completa un sistema che permette a ogni pizza di trovare un compagno di bevuta coerente.
Tra le proposte più audaci, inizialmente accolte con scetticismo e oggi diventate simbolo del locale, spicca la Vegana al Mare: datterini Rainbow salati con acqua di mare, alghe dulse, salicornia, crema di tofu al lime, aneto e polvere di alga nori. Una pizza che racconta il coraggio progettuale di Mercurio Pizza e la sua capacità di anticipare il gusto.
Oggi Mercurio Pizza è un luogo intimo e curato, aperto solo la sera, con circa cinquanta coperti. Una veranda riscaldata e luminosa, musica jazz in sottofondo e il forno a vista trasformano ogni servizio in un’esperienza partecipata. La protagonista resta la pizza romana a mattarello, sottile e fragrante, realizzata con blend di farine biologiche e una maturazione minima di 48 ore, arricchita da topping stagionali e spesso da fuori menu che riflettono il mercato quotidiano, in versioni onnivore e vegane.
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Antipasti, fritti e dolci – tutti rigorosamente fatti in casa – completano un’offerta coerente fino all’ultimo dettaglio. La selezione beverage, tra birre artigianali, vini naturali e distillati di pregio, chiude il cerchio di un’esperienza gastronomica che non cerca scorciatoie né clamore, ma verità.
Mercurio Pizza è la dimostrazione che la pizza, quando nasce da un’emozione autentica e da una visione solida, può diventare racconto, identità e scelta etica quotidiana.






