Marzia Buzzanca è una donna minuta e dalla grande forza, con un sorriso coinvolgente che conquista. Tutti la conoscono come la pizzaiola sommelier. Quando ti parla di pizza o la osservi al lavoro, nei suoi occhi vedi brillare una luce speciale: quella passione tangibile che la spinge a condividere il suo mondo e a insegnare, soprattutto ai giovani che si avvicinano al vino e alla pizza.
Marzia porta con sé una grande storia. Nasce in Libia, figlia di un maggiordomo e cuoco: fin da subito impara e vive l’arte dell’accoglienza e della gastronomia, fino al difficile passato da profuga con l’arrivo del regime di Gheddafi. Diventa sommelier, apre un’enoteca a L’Aquila, ma nel 2009 la sua vita si interrompe bruscamente a causa del terremoto.
È lì che trova la forza di reinventarsi: riapre il suo ristorante in zona rossa e non molla nemmeno per un istante. “Per necessità. Avevo aperto la pizzeria contemporanea con lievitazione naturale per le mie intolleranze. La pizzaiola ufficiale era mia nipote che, dopo il terremoto, non è riuscita a tornare. E io che non avevo mai fatto una pizza mi sono trovata ad affrontare quella situazione. Così, sono andata da Simone Padoan, che aveva trasformato mia nipote da pizzaiola classica a gourmet, ho preso appunti per tre giorni e poi, tornata a casa, ho iniziato a sperimentare. E, mentre impastavo, lottavo con la burocrazia per riaprire il locale colpito dal sisma”.
Un ritorno complesso, costellato di vicende di vita più e meno piacevoli, che si arricchisce anche con le cene a quattro mani itineranti, esperienze che le hanno permesso di portare in giro un po’ di sé e della sua pizza, arricchendosi dei territori incontrati. «La mia terra non mi è mai mancata veramente – racconta – perché l’ho sempre portata con me, l’ho ritrovata nelle materie prime e, se sentivo nostalgia degli amici o della città, correvo a riabbracciarli. Forse quello che mi manca di più dell’Aquila sono i muri, le case ancora un po’ sofferenti e puntellate».
Si occupa stagionalmente della carta dei vini del Ristorante Perlage di Silvano Parmesani ad Alba di Canazei.
Nel 2019 arriva in Alto Adige: all’Hofstätter Garten diventa la prima pizzaiola a lavorare all’interno di una cantina. Qui rinasce completamente, nel segno del lievito naturale e delle lunghe maturazioni a temperatura controllata, proponendo le sue pizze gourmet in degustazione, rigorosamente abbinate al vino.
“È un po’ difficile decifrare quale sia il mio territorio di appartenenza – spiega –. Sono nata in Libia, ho vissuto a L’Aquila, in Trentino, a Roma e ora a Giulianova. Sono una girovaga, ma mi sento a casa ovunque ci sia qualcuno che mi aspetta. E di ogni luogo prendo il bello che mi circonda, ciò che mi ispira”.

La filosofia di Marzia è chiara: dietro ogni pizza c’è tecnica, filosofia e identità. La tecnica, con le sue fasi precise; la filosofia, custodita nel suo lievito madre – “Genoveffa” – trattato come sacro; e l’identità, che nasce da un impasto personale costruito negli anni con blend e grani antichi bio.
A questo si aggiunge un territorio che, per lei, è l’Italia intera: estrapola un ingrediente da ogni regione e lo unisce in ricette armoniche, pur mantenendo come radice il suo zafferano DOP dell’Aquila.
Il suo legame con il vino resta centrale: “Il mio progetto pizza-vino nasce nel 2007. Oggi finalmente ha preso piede: la pizza si è evoluta nella direzione della cucina e ci si può divertire di più con gli abbinamenti. Io prediligo le bollicine: un Trento Doc, un Franciacorta, ma anche le bollicine abruzzesi che ultimamente stanno regalando veri capolavori”.
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La carriera di Marzia è segnata da traguardi storici: la prima donna a ricevere i Tre Spicchi del Gambero Rosso, la Stella Foodies condivisa con Niko Romito, amico e sostenitore. Le sue pizze nascono da intuizioni improvvise, da un banco di verdure o da un profumo, e diventano creature vive che non si dimenticano, come la pizza dedicata a Francesco Apreda con capesante, verdure, sesamo tostato e il blend Mumbai, oggi un cavallo di battaglia.
Marzia Buzzanca è una donna che ha fatto della pizza la sua forma di resilienza. Una pizzaiola sommelier che continua a viaggiare, a insegnare e a raccontare la vita attraverso impasti e calici, con la stessa luce negli occhi di chi non si è mai arresa.






