Da Castelnuovo Cilento all’Australia e ritorno. È un viaggio fatto di visione e riscatto quello di Armando Lerro, pizzaiolo e fondatore di Arte Bianca della Pizza, un’insegna che oggi profuma di riconoscimenti e autenticità. Tra i vicoli del borgo salernitano, il suo locale è diventato meta di riferimento per chi cerca non solo una pizza buona, ma una storia da assaporare.
La sua formazione comincia da bambino, nel ristorante di famiglia, dove impasta tra giochi e farina. Dopo un diploma da geometra, segue la passione per la cucina e approda a Sydney, dove lavora instancabilmente in una grande catena di pizzerie. La sua permanenza australiana – due anni vissuti al massimo – gli regala tecnica e determinazione.
Tornato in Italia, trasforma i risparmi e l’esperienza in un primo piccolo locale, poi nella realtà consolidata di oggi. Oggi Arte Bianca della Pizza è una pizzeria da 52 coperti che richiede la prenotazione per trovare posto, e dove la qualità dell’offerta gastronomica è cresciuta di pari passo con il percorso del suo fondatore.

Armando si è formato come istruttore presso la S.P.Q.R. (Scuola Pizzaioli Qualità Romana), collaborando con figure di riferimento come Raffaele Banno e Angelo Iezzi. I risultati non si sono fatti attendere: il terzo posto al Campionato Nazionale Pizza DOC, il secondo al Mondiale, due pennelli d’oro con il premio Arcimboldo d’Oro. Ma il traguardo più importante è stato forse uno: l’acquisto del locale, segno tangibile di un sogno che prende forma concreta.
A parlare oggi sono anche le pizze. Vere e proprie narrazioni da mordere. Dalla Marinara realizzata con alici zarotti di Santa Maria di Castellabate, capperi di Salina, aglio fresco e origano cilentano, fino alla sontuosa 5 Stelle: una pizza a forma di stella, con cinque punte farcite ognuna con ingredienti diversi – pistacchio di Bronte, provola affumicata di bufala, mortadella, broccoli napoletani, salsiccia artigianale – e al centro un cuore di crudo irpino e mozzarella di bufala della Tenuta Chirico.
A colpire non è solo la creatività, ma l’equilibrio. La Crocche 2.0, ad esempio, è una pizza quadrata con crocchè artigianali e cornicioni farciti di prosciutto cotto affumicato, mentre la Pomodoro 2.0 è un inno alla freschezza: pomodori di diversi colori, bocconcini di bufala, basilico e un impasto che lascia il segno.

Poi c’è l’Oro Bianco, non sempre disponibile, con burrata centrale, datterini gialli, pomodori secchi e olive ammaccate: un quadro mediterraneo da gustare. Ogni pizza è un racconto, dove l’impasto è la tela e gli ingredienti parlano il linguaggio del territorio.
Nulla è lasciato al caso: dai prodotti a chilometro zero ai presìdi Slow Food, fino ai dettagli delle panature interne realizzate in laboratorio.
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Per Armando Lerro, la pizza è prima di tutto identità. È il mezzo con cui restituisce valore al suo Cilento, portando in tavola un pensiero gastronomico che non segue le mode, ma l’intenzione. Arte Bianca della Pizza non è solo un locale: è una dichiarazione di appartenenza, di gusto, di coraggio. E in ogni fetta, c’è un pezzo di quella vita impastata con tenacia e talento.






