C’è una certezza assoluta nel cuore (e nel piatto) degli italiani: la pizza non delude mai. Che sia alta, bassa, sottile, croccante o filante, la pizza resta il comfort food per eccellenza.
Eppure, qualcosa sta cambiando. Se da un lato la maggior parte degli italiani continua a preferire la classica margherita o una semplice diavola, dall’altro cresce con forza il numero di persone disposte a sedersi a tavola per provare una pizza gourmet, magari con impasti alternativi, topping ricercati e abbinamenti sorprendenti. Non c’è dubbio: la pizza classica resta saldamente al primo posto. Gli italiani la scelgono per la sua semplicità, per il sapore familiare, per quella capacità di essere sempre la scelta giusta, in ogni occasione.
Margherita, capricciosa, quattro formaggi, prosciutto e funghi: nomi che evocano serate tra amici, pizze da asporto condivise in salotto, cene della domenica in famiglia. È un rito, quasi sacro, fatto di impasti morbidi o croccanti, condimenti noti, e una certezza: la pizza “normale” non tradisce mai. Ma mentre la tradizione continua a impastare i cuori degli italiani, una nuova generazione di pizzaioli sta riscrivendo le regole. Pizzerie gourmet, impasti a lunga lievitazione, grani antichi, fermentazioni, stagionalità, topping ispirati all’alta cucina: un vero laboratorio del gusto che attira sempre più curiosi e appassionati. Non solo nelle grandi città, ma anche in provincia, il fenomeno è in crescita.

Le pizzerie d’autore – da Nord a Sud – registrano il tutto esaurito nei weekend. Il cliente moderno vuole capire, assaporare, vivere un’esperienza e non si tira indietro davanti a pizze con baccalà mantecato, zeste di agrumi, crudo di mare o formaggi erborinati. Tradizione e innovazione, in fondo, possono convivere. Anzi, lo stanno già facendo.
LEGGI ANCHE: Santa Pizza: la romana che ti manda in paradiso
Molti pizzaioli contemporanei partono proprio dalla pizza “normale” per costruire una nuova identità gastronomica. Ne rispettano l’essenza, ma la elevano, la raccontano in modo diverso. La base resta quella: un disco di impasto, un forno rovente e tanto amore per le materie prime. E allora che sia la margherita della pizzeria sotto casa o una pizza d’autore con fonduta di malga e tartufo nero, poco importa. L’importante è che sia buona. E in Italia, su questo, sappiamo il fatto nostro.






