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La pizza fritta napoletana diventa oversize con il maestro Giuseppe Vesi

Un must della gastronomia classica partenopea, la pizza fritta napoletana, diventa oversize con il maestro pizzaiolo Giuseppe Vesi, ribattezzata con il nome “Sessanta centimetri di bontà”.

Si chiama in tanti modi la pizza fritta che Giuseppe Vesi ha reinterpretato nella sua versione oversize: “Sessanta centimetri di bontà” il nome assegnato a questa pizza realizzata con l’impasto firmato “pizza gourmet”.

GIUSEPPE VESI E LA PIZZA FRITTA OVERSIZE

Giuseppe Vesi è figlio d’arte e nato e cresciuto tra le farine. Fin da subito abbraccia la tradizione artigianale della pizza aggiungendo un tocco di innovazione, ma sempre ponendo assoluta attenzione alla selezione delle migliori materie prime.

Inventore della “pizza gourmet”, oggi rappresenta una vera eccellenza culinaria in grado di unire impasti accuratamente lavorati con lunghe lievitazioni ad ingredienti selezionati di alta qualità, così da riuscire a dare un sapore leggero, gustoso e altamente digeribile. 

Oggi Vesi esprime la sua arte in una location nel cuore del Vomero (via Luca Giordano 162, Napoli – Tel. 081 393 5665), con un concept moderno fatto di pizze in abbinamento a cocktail, vini e gin serviti anche durante uno sfizioso aperitivo tra stuzzichini e finger food.

Il suo successo è frutto di uno studio accurato e una costante ricerca, che gli ha permesso di essere ancora una volta protagonista per eccellenza nel mondo dell’arte bianca con la rivisitazione personale della famosa pizza fritta napoletana oversize, chiamata “Sessanta centimetri di bontà” perchè dichiara Giuseppe Vesi: “è attenta rigorosamente alla salute perché è realizzata con lo stesso panetto per la Margherita, lavorato con farina tipo 1 o integrale da grano 100% italiano di coltivazione biologica e pertanto ricco di fibre che non vengono separate dalle parti nobili”.

FARCITURE

Le proposte partono dagli ingredienti base (ricotta di bufala campana, pepe nero, fior di latte di Agerola, pomodoro San Marzano dop dell’Agro Nocerino Sarnese) accompagnati, nelle diverse versioni, da salame tipo Napoli oppure cicoli di maiale o prosciutto cotto alta qualità; e, ancora, ripieno con ricotta di bufala campana, provola di Agerola, mortadella classica presidio Slow Food Bonfatti, pesto di pistacchio di Bronte Dop Aroma Sicilia e, infine, ripieno con fior di latte di Agerola, scarola, capperi, pinoli, olive nere.

LEGGI ANCHE: Le motivazioni del riconoscimento della pizza napoletana patrimonio dell’UNESCO

STORIA DELLA PIZZA FRITTA

Molti i nomi attribuiti negli anni alla pizza fritta, uno dei tanti è “il calzone“, “o cazone” in lingua napoletana. Divenne famosa a Napoli anche perché i pizzaioli avevano inventato un pagamento rimandato di una settimana, che veniva chiamato “ogge a otto”, cioè oggi a otto. E la formula ne decretò il successo: divenne anche una delle protagoniste di un famoso episodio de “L’oro di Napoli” con Sophia Loren.

La pietanza sembra, però, vedere la luce qualche secolo prima. È infatti il poeta Giovanni Battista del Tufo il primo a parlare di “zeppolelelle”, delizie di pasta lievitata croccanti all’esterno e morbide all’interno, cosparse di miele.

Tre secoli dopo, nel 1837, Ippolito Cavalcanti, cuoco e scrittore, ne descrive la farcitura, annoverando tra gli ingredienti baccalà, pesce azzurro e alici.

© Riproduzione riservata

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