La pizza è vita, è materia che si trasforma. Ogni volta che affondo le mani nell’impasto, sento di trasmettere una parte di me: dall’impastamento fino allo staglio, la mia energia vitale passa al panetto che prende forma.
La lievitazione ne amplifica le consistenze, la stesura ne modella i contorni, il condimento arricchisce di senso il contenuto, e infine il fuoco colora i margini, donando unicità. È questo che mi emoziona: sapere che ogni pizza non sarà mai uguale all’altra, ma autentica e irripetibile.
L’autenticità, del resto, è la chiave. Una pizza riflette sempre chi l’ha creata. Quando c’è dedizione, studio e amore, quel bagaglio interiore si imprime inevitabilmente nel prodotto. È ciò che distingue una pizza “buona” da una pizza “viva”.
La mia terra, la Campania, è la madre di tutto questo. La Margherita, sua primogenita, custodisce due ingredienti identitari: il pomodoro e la mozzarella. Due eccellenze che incarnano il nostro territorio e che rappresentano per me, campana, un legame profondo, quasi ancestrale.
Ma la mia sfida non è stata soltanto professionale. È stata – ed è – anche identitaria. In un settore dominato dagli uomini, ho scelto di affermarmi come “PizzaGirls”: una donna che porta avanti con orgoglio il proprio ruolo, consapevole di dover lottare quotidianamente per farsi riconoscere. Un nome ironico, certo, ma che custodisce una verità potente: la pizza può diventare uno strumento di emancipazione e di autodeterminazione femminile.
Il nostro motto familiare è semplice e solido: tradizione e innovazione. Radici profonde e sguardo al futuro. La tradizione gragnanese, che affonda negli anni Settanta, non la rinneghiamo mai: la pizza a chilo è e resta il nostro formato identitario. Al tempo stesso sperimentiamo tecniche di lievitazione, nuovi metodi di cottura, abbinamenti inattesi. Perché la pizza è anche ricerca, studio continuo, desiderio di migliorarsi.
A volte le ricette nascono da un lampo, da un incontro casuale di sapori. Altre volte da un percorso lento, fatto di prove e formazione. Nel 2013, ad esempio, quando il pistacchio iniziava a diffondersi sulle pizze, lanciammo la Joseph 4: pesto artigianale al pistacchio e Lardo di Colonnata IGP. All’epoca sembrò un azzardo; oggi è uno dei nostri cavalli di battaglia più richiesti.
Ogni pizza che ho creato, ogni evento a cui ho partecipato, ha segnato un passo nella mia crescita personale e professionale. Vivo l’attesa di ogni serata con emozione: se non la provassi più, significherebbe che il mio lavoro non avrebbe più senso. Ai giovani che si affacciano a questo mondo consiglio umiltà e una fame inesauribile di conoscenza.
La mia lievitazione preferita resta quella diretta con lievito di birra, in linea con la tradizione, ma accompagnata da maturazioni lunghe, tra le 24 e le 48 ore, che alleggeriscono la pizza e ne aumentano la digeribilità.
L’abbinamento, poi, è un capitolo a parte: prima nasce la pizza, poi si costruisce attorno a lei il matrimonio perfetto con un vino o una birra capaci di amplificarne le sfumature.
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Essere PizzaGirls, per me, è stato riconoscersi e riconoscere le altre donne in un riflesso comune: la forza di credere nel proprio talento, la condivisione di un percorso fatto di fatica e passione. Ogni pizza che preparo non è soltanto un piatto: è un passo verso il futuro dell’arte bianca, con radici ben piantate nel cuore della tradizione.






