Durante la presentazione del suo libro, “Il Gelato è sacro”, Peppe Flamingo, fondatore di Don Peppinu, ha lanciato un movimento di categoria per tutelare i veri artigiani del gelato e guidare i consumatori.
A cosa ci riferiamo esattamente quando parliamo di gelato “artigianale”? Quanti gelatieri si definiscono artigiani ma utilizzano aromi, coloranti e basi pronte? E perché i consumatori non sono stati educati a distinguere un gelato fatto con materie prime genuine?
Queste domande hanno ispirato la stesura del libro e il “manifesto” del Gelato Verace, una definizione chiara che vuole garantire qualità e trasparenza sia per i produttori virtuosi sia per gli amanti del gelato.
Flamingo racconta il gelato come prodotto “sacro”, frutto di scelte radicali e materie prime controllate: “Pensare che basti scrivere ‘artigianale’ per garantire la bontà del gelato è un inganno, perché molti artigiani si affidano a basi pronte”. Ha aggiunto: “In molti altri settori esistono figure capaci di garantire un assaggio responsabile, come i sommelier nel mondo del vino. Il gelato invece è sempre stato bistrattato”.
Il Gelato Verace va oltre il suo marchio personale: “È una proposta aperta a chiunque voglia unirsi a un movimento che metta al centro trasparenza, qualità e legame con il territorio”.
Flamingo ha poi sottolineato la crisi economica che colpisce i gelatieri di eccellenza: “Forse solo il 10% delle attività che lavorano bene sono economicamente sostenibili. È una battaglia con valenza sociale per aiutare chi preserva una vera eccellenza del Made in Italy”. Alfonso Isinelli, critico gastronomico, ha ricordato che “la critica dovrebbe contribuire a costruire conoscenza del prodotto, distinguendo il valore di un gelato autentico e verace”.
Frank Merenda, esperto di marketing, ha definito il Gelato Verace “una nuova categoria che crea una comunità di consumatori informati e produttori coraggiosi”. Ha spiegato che i gelati zuccherati, preferiti dai bambini, abituano al dolce e ostacolano il riconoscimento dei sapori veri.
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Flamingo ha ricordato come il gelato tradizionale si facesse con la frutta: “Molti anni fa mi sono chiesto come si faceva il gelato ai tempi di mio nonno e la risposta è stata: con la frutta”. Durante la presentazione ha guidato una degustazione comparativa per far riflettere sull’impatto delle materie prime sull’esperienza di gusto.
“Un assaggio consapevole è un atto di rivoluzione culturale”, ha concluso, proponendo il suo libro come strumento per imparare a riconoscere sempre ciò che si mangia.






