Quando nel 2013 ha aperto le sue porte in via Solferino, a Milano, nessuno sapeva davvero cosa aspettarsi. Pizza e cocktail? Un azzardo per alcuni, una moda passeggera per altri.
Dry Milano ha fatto scuola, diventando in poco tempo un laboratorio di tendenze, uno di quei posti dove il tempo si misura in fermentazioni, pairing arditi e miscele fuori dal comune. A dodici anni dall’apertura, Dry non è più una provocazione: è un’istituzione. E lo è non perché ha mantenuto una promessa, ma perché ha continuato a rilanciarla, stagione dopo stagione, impasto dopo impasto, drink dopo drink.
Oggi, dietro la regia creativa c’è Lorenzo Sirabella, pizzaiolo che parla il linguaggio dell’alta cucina con la leggerezza delle mani infarinate. Con lui, il bar manager Edris Al Malat, che ha portato la mixology su un altro piano, giocando con ingredienti di recupero, estrazioni e idee fuori scala. Insieme, formano una delle coppie più innovative della scena gastronomica milanese. Il format? Semplice solo all’apparenza: una pizza, un cocktail, una narrazione.
Ogni piatto è costruito come una piccola opera pop, con impasti a lunga lievitazione, topping che spaziano tra il Mediterraneo e l’Oriente, tra i vegetali fermentati e i latticini d’autore. Ogni drink è pensato per dialogare con quella pizza, non per sovrastarla e viceversa. Il segreto è nella complicità tra cucina e bancone. Nulla viene sprecato: gli scarti della mozzarella diventano un’infusione per il gin; la scorza di limone candito usata per la pizza si ritrova in un amaro home-made.
E i cocktail? Sono protagonisti tanto quanto le pizze. C’è il Milano Mule, una rilettura elegante e secca del classico Moscow Mule, con un tocco di amaro alle erbe fatto in casa. Il Dark is the New Red fonde vermouth rosso, whisky torbato e caramello salato in un sorso che sembra un dessert noir. Il Sour alla zucca è un tributo all’autunno, con un equilibrio delicatissimo tra dolce, acido e speziato. E poi ci sono i signature in continua evoluzione, ispirati ai topping stagionali, ai profumi del forno, al ritmo urbano di Milano.
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In un tempo in cui la pizza vive un’epoca d’oro, Dry Milano ha scelto di raccontarla con un linguaggio tutto suo: colto ma accessibile, creativo ma preciso, urbano ma pieno di radici. È la Milano che sperimenta, ma sa dove affondano le sue basi. Ecco perché, a dodici anni di distanza, Dry non è solo un luogo dove si fa pizza e si bevono cocktail. È un luogo dove succede qualcosa. Un luogo dove il futuro si impasta ogni giorno, un boccone e un sorso alla volta.






