Aria di crisi anche per il colosso Domino’s Pizza, catena di pizzerie statunitense, nota in tutto il mondo per i punti vendita distribuiti in decine di paesi.
Il secondo trimestre del 2023 è stato chiuso con ricavi in calo del 3,8% a 1,02 miliardi di dollari, rispetto al secondo trimestre del 2022. La causa di questi dati negativi è da imputare principalmente alla diminuzione dei volumi di ordini. Basti pensare che già lo scorso anni la catena si era trovata a dichiarare fallimento in Italia, chiudendo tutti i punti vendita sparsi per la penisola, poco meno di 30.
Un fattore culturale, tradizioni italiane non comparabili con la ricetta di origine americana del piatto più amato da tutti: la pizza. Una prima battuta d’arresto era stata inferta dalla pandemia, che ha orientato tutti prima sull’homemade e poi sulla voglia di star fuori, di vivere una vera e propria esperienza gastronomica.
La storia recente ci dice che è sempre più forte la ricerca di qualità, sostenibilità, voglia di vivere un’esperienza unica che non si esaurisca nell’immediatezza del palato. Tutte esigenze che difficilmente colossi come Domino’s possono soddisfare.
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Ora per la catena giunge un’altra battuta d’arresto che potrebbe forse rappresentare una crisi per il delivery, sebbene altre realtà dipingano scenari ben diversi. Nonostante tutto Domino’s sopravvive e sembrerebbe che la società abbia registrato una Viaggio nella Sicilia di White Lotus: cantine, hotel e bar protagonisti della serie Usa netta globale del secondo trimestre di 197 negozi, di cui 27 aperture nette negli Stati Uniti e 170
aperture nette all’estero.






