C’è un colore che ha stupito il mondo del cioccolato. Non è il nero intenso del fondente, né il caldo marrone del latte o la morbida avvolgenza del bianco. È un rosa brillante, naturale, dal nome prezioso: Ruby.
Apparso sul mercato nel 2017, il cioccolato Ruby ha subito fatto parlare di sé. Non solo per la sua tonalità inaspettata, ma per la promessa che portava con sé: essere la quarta tipologia di cioccolato, dopo secoli di storia legata alle tre classiche varianti. A lanciarlo è stata Barry Callebaut, colosso belga-svizzero del settore, dopo oltre dieci anni di ricerca.
Il suo colore rosato e il sapore fresco e fruttato, con note che ricordano i frutti rossi e l’acidità del lampone, derivano da un preciso equilibrio di materie prime e lavorazioni. Le fave da cui nasce, coltivate in Paesi come Ecuador, Brasile e Costa d’Avorio, contengono naturalmente pigmenti fenolici responsabili della colorazione.
Nessun colorante, nessun aroma aggiunto. Ciò che lo rende ancora più interessante è la sua versatilità in pasticceria: il Ruby è una tela su cui i pastry chef di tutto il mondo stanno dipingendo nuove idee. Lo vediamo in praline lucide, mousse leggere, glasse brillanti, creazioni pop da vetrina e dessert d’alta pasticceria.
Il suo gusto, non stucchevole, lo rende perfetto anche in abbinamento a ingredienti acidi o sapidi: dallo yogurt al lime, dal frutto della passione al pepe rosa. Certo, come ogni novità che rompe gli schemi, il Ruby ha diviso il mondo degli addetti ai lavori. C’è chi lo acclama come innovazione autentica, e chi lo considera un’abile operazione di marketing ben confezionata.
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I dati di consumo e la sua diffusione globale dicono che ha conquistato il pubblico, soprattutto tra le nuove generazioni. In un mondo dove l’innovazione e la naturalità vanno sempre più a braccetto, è un prodotto che incarna perfettamente il gusto del nostro tempo, in fondo ogni rivoluzione nasce così: con un colore nuovo e la voglia di cambiare le regole.






