Genk (Belgio) – Alla Pizzeria Rocco Cagliostro, in Onderwijslaan 74, il profumo della pizza non è solo quello della farina e del lievito. È il profumo di una vita che ha saputo rialzarsi dopo una prova dolorosa, trasformando una ferita in passione.
Fin da ragazzo Rocco sognava di diventare pizzaiolo. Ma il percorso non è stato lineare. A tredici anni, nel giorno del suo compleanno, assistette impotente alla morte della zia, stroncata da un’emorragia cerebrale. Un trauma che lo segnò profondamente e che negli anni successivi si tradusse in attacchi d’ansia. In quel vuoto però arrivò la pizza: non solo mestiere, ma strumento di riscatto, rifugio e terapia.
Oggi il suo nome è tra i più noti del Belgio e del Benelux nel panorama della pizza di qualità. Vincitore di numerosi premi, ha conquistato nel 2022 il titolo di Lekkerste Pizza van Limburg (“la pizza più buona del Limburgo”), ottenendo un doppio riconoscimento: sia dalla giuria tecnica sia dal voto popolare.
Un traguardo che lo ha consacrato tra i migliori pizzaioli d’Europa, tanto da essere inserito in un volume internazionale che raccoglie le ricette dei dodici maestri più influenti del continente. Dietro ogni suo impasto c’è una filosofia semplice e radicale: rispetto. “Puoi cambiare tutto, ma se l’impasto non è trattato con cura, la pizza muore“, racconta.
Per lui la pizza è identità: un po’ calabrese – come le sue radici –, un po’ testarda, sempre fatta con amore e mani infarinate. La sua ricerca parte dal territorio: basta un pomodoro coltivato in casa o un filo di ‘nduja per evocare immediatamente la Calabria, anche se il forno arde a chilometri di distanza.
Le sue pizze nascono a metà tra lampo creativo e metodo: “L’idea arriva all’improvviso, magari assaggiando un piatto di mia mamma, poi in laboratorio diventa ricetta“. Un equilibrio che gli ha permesso di proporre abbinamenti audaci, come la pizza con ‘nduja e miele, inizialmente guardata con sospetto e oggi irrinunciabile per i clienti.
Ma la sua è anche la storia di un imprenditore resiliente. “Dentro al forno la sfida è la temperatura, fuori è tutto il resto: burocrazia, sacrifici, famiglia. Ma se resiste il matrimonio, resiste pure la pizzeria“, sorride.
E la sua famiglia è, infatti, il vero motore: “La cosa più importante sono mia moglie e i miei bimbi. Grazie a loro posso fare questo lavoro“.
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Attivo anche nella vita pubblica – è stato candidato con il partito N-VA e non nasconde la delusione per il mancato riconoscimento da parte delle istituzioni locali – Rocco Cagliostro continua a far parlare di sé soprattutto per ciò che accade tra banco e forno. Lì, dove un giovane segnato da un trauma ha trovato la forza di ricostruirsi, regalando a Genk e all’Europa intera pizze che sanno di vita, di verità e di emozione.






