“La ricordo soprattutto per l’emozione: il profumo del forno, il calore tra le mani, il silenzio rotto solo dal primo morso. Il sapore era semplice, ma per me era un universo nuovo: la pizza non è solo cibo, ma un linguaggio fatto di ingredienti, gesti e persone. Oggi, ogni volta che ne preparo una, cerco di ritrovare quell’emozione.”
Daniel racconta così il primo incontro con un piatto che sarebbe diventato il centro della sua vita professionale. Fare una buona pizza significa rispettare regole e tecniche, ma fare la sua pizza vuol dire aggiungere la propria storia: il legame con i produttori locali, i ricordi di casa e la voglia di sperimentare senza dimenticare la tradizione.
“Una buona pizza la puoi trovare in molti posti; la mia pizza la riconosci perché racconta chi sono e da dove vengo.”
Il territorio è una bussola per Daniel. “Credo che una pizza sia unica solo se nasce in un luogo preciso, con i suoi profumi, la luce e le materie prime. Per me, l’ingrediente che più parla di casa è il gorgonzola di Novara, morbido e avvolgente.”
Simone, dal mondo dell’architettura alla ristorazione, racconta: “Trasformare un sogno in un mestiere quotidiano senza perdere l’entusiasmo ha richiesto coraggio. All’inizio non bastava fare una buona pizza, bisognava farla vivere come un’esperienza.”
Innovare significa per lui far crescere le radici senza reciderle: “Posso cambiare ricette e tecniche, ma non rinuncerò mai al rispetto per la materia prima, alla lievitazione naturale e alla cura dei dettagli.”
La scelta delle farine è parte del percorso: “Una pizza con i grani antichi è più buona, più fragrante e digeribile. Le nostre farine sono la testimonianza della voglia di offrire prodotti unici e sapori genuini.”
Il team familiare unisce competenze diverse con un unico obiettivo: garantire una pizza contemporanea di altissima qualità. Il menù valorizza prodotti gastronomici di nicchia, con collaborazione diretta con molini, caseifici e fornitori locali, rispettando un approccio ecocompatibile.
La preparazione degli impasti avviene con metodo indiretto, alta idratazione e lunga lievitazione naturale, per una pizza fragrante e digeribile.
“La nascita di una nuova pizza spesso parte da un’idea, un sapore, un ricordo legato al territorio. Poi entra in gioco la tecnica: combinazioni, bilanciamenti, tempi di cottura e consistenze fino a trovare la versione che racconta una storia.” Il riconoscimento più grande per Daniel? “È quando un cliente mi dice di aver sentito casa in quel sapore.”
Le pizze del menu raccontano storie gastronomiche: la Giulio Cesare unisce ricotta di bufala, olio al tartufo e un mosaico di ‘nduja, gorgonzola e bresaola; la Pinna Gialla porta il mare con tonno rosso, pesto di pistacchi e zeste di limone; la Fichi e Culatello gioca sui contrasti tra fichi neri e culatello; la Ricordo di Ragù miscela kamut, ragù e mirtilli; la Radicchio Rosso celebra il territorio con crema di radicchio, bufala affumicata e olive taggiasche.
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“La pizza non è solo tecnica, è racconto, emozione e identità,” conclude Simone, pronto a trasmettere il rispetto per la materia prima, la curiosità e la pazienza alle future generazioni.






