Ci sono panettoni che nascono per rispettare una tecnica e altri che nascono per raccontare una vita. Quelli di Caterina Tripaldi appartengono senza esitazione alla seconda categoria.
Il suo primo panettone non è legato a un debutto ufficiale o a un riconoscimento, ma a un momento di forte intensità emotiva: una cucina di casa a Perugia, un pezzo di lievito madre regalato da uno chef, la compagnia silenziosa della sua cagnolina. È lì che prende forma una conquista autentica, quella di “fare il proprio panettone”, che per un pasticcere rappresenta molto più di una prova tecnica: è un atto di consapevolezza.
Perché “fare un buon panettone” e “fare il tuo panettone” non sono la stessa cosa. La tecnica è fondamentale, imprescindibile, ma non sufficiente. Il panettone, per Caterina, è cura quotidiana, dedizione assoluta e ascolto profondo. È un’arte che passa attraverso le mani e si deposita nella materia viva del lievito madre, che muta, evolve, sviluppa profumi unici. Ogni lievito madre è diverso dall’altro, e proprio per questo il panettone diventa espressione di identità: irripetibile, personale, sincera.
Il territorio gioca un ruolo centrale nella visione di Caterina. Il legame con la Calabria, terra d’origine, è forte e costante. Non è nostalgia, ma appartenenza consapevole. Nasce così il panettone Sapori del Sud, dove il protagonista è il bergamotto di Reggio Calabria, utilizzato a partire dalla sua essenza pura e dalle scorzette arrivate direttamente dal territorio. Un ingrediente che non diventa mai decorazione, ma struttura aromatica, memoria viva e firma gustativa.
Il percorso professionale e umano di Caterina è stato segnato da una prova durissima: la perdita improvvisa del marito Angelo a soli quarant’anni. In un attimo si è ritrovata madre di due bambini piccolissimi, pasticcera e titolare di un’azienda già messa alla prova dal periodo pandemico. Il pensiero di chiudere la pasticceria è stato reale, concreto. Ma quel laboratorio non era solo un luogo di lavoro: era un progetto di vita condiviso.
Da lì nasce la decisione di resistere, di andare avanti stringendo i denti, consapevole che non sarebbe stato – e non è tuttora – facile.
Nulla, nel suo panettone, viene affidato a scorciatoie. La ricetta resta un pilastro, ma soprattutto resta intatta l’artigianalità: nessun mix, nessun semilavorato, solo materie prime di qualità, studio, tecnica, bilanciamento e una costante fase di prova. Le nuove creazioni nascono sempre da un’intuizione istintiva, che viene poi costruita con metodo, ricerca e tempo.
È una pasticceria di laboratorio nel senso più autentico del termine, lontana dall’ossessione per la visibilità e dalle acclamazioni social. Il riconoscimento più importante non arriva dai titoli da appendere al muro, ma dalla soddisfazione dei clienti.
Caterina si definisce una “pasticcera da laboratorio”, una di quelle che studia, prova e riprova finché non raggiunge il risultato che sente coerente con la propria visione. I premi possono attendere; la coerenza no.
Il rapporto di Caterina con i lievitati
Il rapporto con il lievito madre è centrale anche nella gestione dei tempi. È lei ad adattarsi al suo sviluppo, non il contrario. Come nell’ultima produzione, affrontata con una lievitazione a freddo per rispettare un andamento più lento. Ancora una volta, nessuna forzatura: solo ascolto e rispetto per una materia viva che detta le regole.
Accanto ai grandi lievitati, il laboratorio ha dato vita anche a creazioni simboliche come la Torta Fenice. Inizialmente accolta con scetticismo per la complessità dei sapori, oggi è una delle preparazioni più apprezzate. Un nome che racconta molto più di una ricetta.
Il panettone, in questa visione, resta un simbolo potente: artigianalità autentica, calore e famiglia, un angolo di mondo vero in un contesto sempre più industriale. La produzione della pasticceria abbraccia classico e moderno, con panettoni Classico, Sapori del Sud, Fragola e Limone, Pistacchio e Lampone, tutti accomunati dalla stessa tensione etica verso la qualità.
Nata a Vibo Valentia nel 1983, Caterina Tripaldi arriva alla pasticceria dopo una scelta di rottura: a otto esami dalla laurea in giurisprudenza decide di seguire la propria vocazione. Si forma all’Università dei Sapori di Perugia, lavora tra alberghi cinque stelle e laboratori, fino a essere assunta come pasticcera nella città umbra. Con il sostegno della famiglia, Caterina apre poi la propria pasticceria, oggi punto di riferimento per chi cerca una pasticceria sincera e profondamente identitaria.
Il laboratorio si trova a Perugia, in Via della Pallotta, 13/Abc1 – 06126 (PG), ed è qui che ogni giorno prendono forma lievitati e dolci che parlano di ascolto, disciplina e verità.
Nel suo percorso figurano anche collaborazioni di rilievo, come quella con Philadelphia e la partecipazione da cinque anni alla trasmissione A Tu per Tu su La7, accanto a Maria Grazia Cucinotta.
A chi sogna di intraprendere questa strada, Caterina direbbe una cosa semplice e radicale: alla base di tutto ci sono studio, tecnica e conoscenza delle materie prime. Poi serve il coraggio di seguire il proprio istinto, di costruire un’identità personale, di non omologarsi. Perché la pasticceria, quando è autentica, non è solo precisione: è visione, resistenza e amore che passa, silenziosamente, attraverso un impasto.







