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Alexandre Dumas: nell’800 la pizza napoletana era fredda e secca

Per Alexandre Dumas, autore de “I tre moschettieri” e “Il conte di Montecristo”, venuto nel Sud Italia nel 1835, la pizza era insaporita con grasso o pochi altri ingredienti, fredda e, spesso, persino secca. 

Questa insolita curiosità ci è narrata dallo storico enogastronomico Luca Cesari in “Storia della pizza” (Il Saggiatore), dove riporta alcuni appunti di Dumas e di un altro personaggio giunto a Napoli nel suo stesso periodo: Samuel Morse, noto per gli esperimenti sull’elettromagnetismo e la trasmissione su filo.

Dumas ebbe l’occasione di annotare una grande quantità di fatti e curiosità che furono pubblicati qualche anno dopo in francese nell’opera in quattro volumi dal titolo “Impression de voyage – Le corricolo”. All’epoca del romanziere francese sembra che il vero vantaggio della pizza fosse soltanto uno: costava così poco che se la poteva permettere chiunque.

Samuel Morse, che all’epoca faceva il pittore, prima di iniziare la carriera che lo rese famoso, passò in Italia tra il 1830 e il 1831. Dopo il viaggio scrisse le sue impressioni sulla città partenopea e le sue usanze, inclusa la pizza, che descrisse come «una specie di torta nauseabonda […] ricoperta di fette di pomodoro e cosparsa di pesciolini, pepe nero e chissà quali altri ingredienti». E concludeva affermando che, secondo lui, assomigliava «a un pezzo di pane tirato fuori da una fogna». Non ebbe di sicuro parole piacevoli per descrivere quello che è forse il piatto italiano più celebre in tutto il mondo.

Parole ancora più dure, se possibile, quelle riservate da Alexandre Dumas, che la descrive di forma rotonda e impastata con la stessa pasta del pane. In diverse larghezze, a seconda del prezzo, per soddisfare un singolo uomo o un’intera famiglia. Dall’apparenza un piatto semplice, dopo uno sguardo più attento secondo il romanziere la pizza era all’olio, al lardo, allo strutto, al formaggio, ai pomodori o ai pesciolini. Di sicuro accostamenti azzardati e ben lontani dalla visione attuale di piatto gourmet.

LEGGI ANCHE: Il mondo della pizza, il manuale Slow Food per appassionati e professionisti

Le pizze descritte da Alexandre Dumas dovevano essere più spesse di quelle attuali, altrimenti sarebbe incomprensibile il riferimento a quelle di taglia più grande capaci di sfamare un’intera famiglia. Sembrerebbe anche che nella maggior parte dei casi si trattasse di semplici focacce di acqua e farina condite superficialmente con grasso, tanto che venivano trasportate facilmente all’interno di cesti e vendute in strada. Se poi aggiungiamo anche che il pizzaiolo percorreva le strade d’inverno al freddo, si comprende la descrizione dello scrittore che ne parlava come di un piatto secco, e pertanto a buon ragione lo disprezzava.

© Riproduzione riservata

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